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sabato 2 aprile 2022

Si è spenta Cesira Pardini: salvò tre bimbi nell'eccidio di Sant'Anna. Relativo film

 Storia eccidio Sant'Anna : LINK

VIDEO 1 : Cesira Pardini sopravvissuta

VIDEO 2 e 3 : film su eccidio Miracolo a Sant'Anna (Trailer Italiano)

TRAMA FILM : LINK 

INIZIO FILM : Un nero americano che aveva combattuto in Italia durante la seconda guerra mondiale nella divisione Buffalo, Sam Train,lavora presso un ufficio postale. Ad un certo punto arriva un cliente particolare. Si tratta del partigiano Rodolfo, un traditore che insieme ad altri portò i tedeschi al paese. Vedendolo lo riconosce e gli spara.

venerdì 6 agosto 2021

Film e storia : Alexander - (Alessandro Magno)

Brano musicale : TITAN (Vangelis)

Alessandro Magno

www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-magno



Alessandro Magno Re di Macedonia (Pella 356-Babilonia 323 a.C.). Figlio di Filippo II, fondatore della potenza macedone, e di Olimpiade, figlia di Neottolemo re d’Epiro. A. dal 343 ebbe come precettore Aristotele; è significativo che tra le sue letture un ruolo importante abbiano avuto l’Iliade e l’Odissea. Diede presto prova del suo valore militare e a soli sedici anni, mentre il padre si recava ad assediare Bisanzio, ebbe la reggenza in Macedonia. Nel 338 A. combatté a capo della cavalleria nella battaglia di Cheronea, nella quale i macedoni sconfissero i greci. Quando Filippo fu assassinato (336), A. salì al trono tra molte difficoltà, reagendo con abilità ai disegni dei congiurati e stroncando con la forza i suoi nemici. A. seppe raccogliere subito il favore di Antipatro e Parmenione, i due maggiori generali, e di tutti i giovani macedoni. Nel 335, soffocò una ribellione dei tebani e degli ateniesi, con il sostegno della Persia, e a Corinto si fece confermare dalla Lega ellenica comandante della spedizione già progettata da Filippo contro la Persia. Rivoltosi quindi contro i nemici interni, si sbarazzò di Attalo e di coloro che potevano rivendicare diritti al trono. Si volse allora contro i popoli vicini: sottomise i triballi e sconfisse il principe illirico Clito; distrusse Tebe in rivolta e ridusse in schiavitù la popolazione. Formata dunque con i greci sottomessi la Lega di Corinto, A. mosse guerra alla Persia, mettendo in pratica il progetto paterno. Nella primavera del 334 passò l’Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini tra cui 5000 cavalieri e una grande flotta di 160 navi. Lo sbarco avvenne facilmente e A. mosse l’esercito lungo la costa; uno scontro sul fiume Granico fu nettamente favorevole ai macedoni. L’Asia Minore cadde allora quasi senza resistere; solo l’opposizione di Mileto e di Alicarnasso richiese lunghi assedi ma alla fine queste piazzeforti persiane cedettero, lasciando A. padrone di tutta la Caria. Poi il re passò nella Licia e nella Panfilia e, attraverso la Pisidia, raggiunse Gordio nella Frigia; con nuove forze portategli da Parmenione, attraverso la Paflagonia e la Cappadocia, discese in Cilicia e giunse, senza incontrare resistenza, a Tarso dove si ammalò gravemente e fu per morire. Nei pressi, alle porte siriache, il re achemenide Dario III aveva frattanto preparato la resistenza: lasciato passare A. e venutogli improvvisamente alle spalle dalle pendici del monte Amano, cercò di chiuderlo in una morsa tra i monti e il mare. La battaglia di Isso che ne seguì (nov. 333) fu un’altra grande vittoria di A.; ora, pur potendo impadronirsi delle regioni interne dell’Asia, egli preferì assoggettare quelle costiere di Siria e Fenicia per togliere al nemico le sue basi navali. S’impadronì senza lotta di Arado, Biblo, Sidone; lunghi mesi richiese invece l’espugnazione di Tiro e poi di Gaza. Dopo A. si volse contro l’Egitto e la sua conquista fu facilissima poiché la regione mal sopportava la dominazione persiana. Nell’inverno 332-331 fondò Alessandria nella regione del Delta, indi si spinse sino all’oasi di Siwa a venerare il dio Ammone. Soffermatosi a Menfi per riorganizzare l’Egitto, tornò in Asia per la conquista definitiva della Persia: avanzò indisturbato sino all’Eufrate e al Tigri, si scontrò con le forze di Dario il 1° ott. 331 presso Gaugamela e le sconfisse definitivamente. Dario si diede alla fuga e A. fu proclamato re dell’Asia. Occupata Babilonia e poi Susa, A. passò nella Perside vera e propria e, impadronitosi di Persepoli, catturò gli immensi tesori della corte e, per sanzionare la sua vittoria, ordinò che il famoso palazzo dei re di Persia venisse incendiato e raso al suolo. Padrone ormai di tutto il regno persiano, A. ne conservò la divisione in satrapie alla cui testa pose ufficiali macedoni, ovvero principi indigeni assistiti da generali macedoni; i tributi restarono immutati, per gli indigeni, mentre le città greche ne furono esentate. Con l’intento di farsi accettare dai vinti e volendo apparire ai persiani nelle vesti non soltanto del conquistatore ma anche in quelle del pacificatore, A. sposò Rossane, figlia del sovrano della Battriana (antica regione dell’Asia centrale); ma questa decisione non fu bene accolta in Macedonia da una parte della classe dominante, che avrebbe voluto che il re sposasse una macedone. Un tentativo del generale Memnone di sollevare la Grecia contro i macedoni fallì con la morte di lui, come pure fallì a Megalopoli un’insurrezione guidata dal re spartano Agide III che vi perse la vita (331). Nell’autunno 330, il malcontento dei vecchi macedoni per le forme sempre più orientali del cerimoniale preteso da A. sfociò in una congiura: vi furono implicati, colpevoli o no, Parmenione e suo figlio Filota, che furono uccisi per ordine del re. Di altri incidenti tra A. e i macedoni furono vittime più tardi Clito e lo storico Callistene che era al seguito della spedizione. A. volle poi punire in maniera esemplare il satrapo Besso, che per fare cosa grata al vincitore aveva assassinato Dario: inseguì Besso attraverso varie regioni, che man mano sottometteva, e raggiuntolo, lo fece condannare a morte da una corte persiana, decretando per Dario un funerale grandioso e solenne. Poi riprese le sue conquiste in Battriana e Sogdiana (in larga parte corrispondenti agli od. Afghanistan settentr., Uzbekistan, Tagikistan), e da lì nella primavera del 327 allestì infine l’ultima spedizione, in India nordoccidentale. Mosse con un esercito di circa 40.000 uomini e vinse in battaglia il re Poro che fu fatto prigioniero sulle rive dell’Idaspe; fondò le colonie di Bucefala e di Nicea. Poi si spinse oltre per raggiungere il mare orientale, ma l’opposizione dell’esercito ormai stanco e i costi umani e materiali di tali conquiste lo costrinsero a un lungo e disastroso viaggio di ritorno che si concluse a Susa, capitale della Persia, nella primavera del 324. Obiettivo principale di A. divenne allora quello di consolidare il suo impero e instaurare buoni rapporti tra macedoni, greci e persiani; così, per favorire la fusione tra vincitori e vinti e dare al tempo stesso un esempio (come precedentemente aveva fatto sposando Rossane), sposò anche Statira, figlia di Dario, e Parisatide, figlia di Artaserse III, e fece anche unire 80 ufficiali macedoni a giovani persiane. L’impero era però tutt’altro che consolidato, e il re macedone dovette reprimere pericolose rivolte, nonché fronteggiare il crescente malcontento delle sue truppe che, orgogliose delle proprie tradizioni e dei propri costumi e contrariate dal fatto che A. conferisse alla propria persona di monarca caratteristiche divinizzanti di tipo asiatico, si ribellarono, provocando una dura repressione. All’apice del suo potere, mentre preparava una nuova spedizione verso l’Arabia, A. cadde vittima di una febbre maligna che lo portò alla morte il 13 giugno 323 in Babilonia. Morto a soli 33 anni e dopo 13 anni di regno al culmine della sua gloria, A. entrò subito nella leggenda come incarnazione dell’eroe temerario. Il grande re aveva lasciato ai posteri un’eredità fondata su due principali elementi. Il primo era quello di aver creato le condizioni per un’enorme espansione della cultura greca, così da porre le premesse per quella che è stata definita la civiltà ellenistica; nel contempo però la creazione di un grande impero macedone-greco-asiatico aveva posto le premesse perché si intensificassero i contatti tra culture diverse, contribuendo a formare una forte realtà culturale euroasiatica. Il secondo elemento era la difficoltà di governare questo impero, tanto esteso e segnato da così grandi diversità al suo interno. La conseguenza fu che i generali di A., i diadochi («successori»), si divisero l’impero, che trovò il suo assestamento con la creazione di tre regni principali: la Macedonia, l’Egitto e l’Asia. La successiva frammentazione dell’impero asiatico portò alla nascita di alcuni regni più piccoli, fra i quali quello di Pergamo. A questo assestamento pose fine la conquista romana tra il 2° e il 1° sec. a.C., conclusasi con la battaglia di Azio nel 31 a.C., che segnò la fine dell’indipendenza dell’Egitto.




356 a.C. Nasce a Pella in Macedonia


338 a.C. A capo della cavalleria sconfigge i greci nella battaglia di Cheronea


336 a.C. Il padre Filippo II viene assassinato


334 a.C. Sbarca in Asia con un esercito di 40.000 uomini e 160 navi


333 a.C. Sconfigge il re achemenide Dario III nella battaglia di Isso


331 a.C. Sconfigge i persiani a Guagamela conquistando le maggiori città del loro impero


327 a.C. Invade il subcontinente indiano


324 a.C. Rientra a Susa


323 a.C. Muore a Babilonia, vittima di una febbre maligna




sabato 25 gennaio 2020

Film e storia : 1917

 

 

 

Questo film mi ha fatto ritornare in mente mio nonno (vedere relativo articolo di questo blog MIO NONNO EROE DELLA GRANDE GUERRA). L'orribile vita di trincea e l'orrore di ogni giorno. Trailer del film in fondo all'articolo.

 

Trama

Nel 1917, durante la prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici stanziati nel nord della Francia vengono incaricati di consegnare un dispaccio che avverte di un imminente attacco a sorpresa dell'esercito tedesco ritiratosi oltre la Linea Hindenburg. Per salvare le vite di oltre 1600 commilitoni, tra cui il fratello di uno di loro, i due cominciano una solitaria corsa contro il tempo attraverso il fronte occidentale, avventurandosi in territorio nemico.

Produzione

Per il film, Sam Mendes si è ispirato ai racconti di guerra di suo nonno Alfred Hubert Mendes, che aveva combattuto per due anni sul fronte francese servendo nella 1st Rifle Brigade.[1][2] Per la stesura della sceneggiatura ha collaborato con la sceneggiatrice scozzese Krysty Wilson-Cairns, secondo cui la sfida posta dal film è stata quella di creare una storia che, pur svolgendosi in tempo reale, nella sua durata avesse un inizio, uno svolgimento e una fine e non si spostasse mai dai protagonisti, senza mettere troppo alla prova la sospensione dell'incredulità del pubblico.[3]
 

Riprese

Le riprese del film sono cominciate nell'aprile del 2019 e si sono tenute nel Regno Unito, specificamente nel Wiltshire, a Govan, nella riserva naturale di Hankley Common e agli Shepperton Studios.[4][5][6][7]
Il film è stato girato da Mendes e il direttore della fotografia Roger Deakins in diversi piani sequenza, e poi montato per apparire come un unico piano sequenza ininterrotto dall'inizio alla fine.[8][9] Il regista ha provato per sei mesi assieme al cast e alla troupe prima delle riprese.[3]

Distribuzione

L'anteprima del film si è tenuta a Londra il 4 dicembre 2019 ad un evento di beneficenza, in presenza della famiglia reale inglese.[10] Il film è stato inizialmente distribuito solo nelle sale cinematografiche statunitensi da Universal Pictures a partire dal 25 dicembre 2019 in distribuzione limitata. Successivamente è stato esteso partendo dalle sale del Regno Unito dal 10 gennaio 2020.[11] In Italia, sarà distribuito da 01 Distribution a partire dal 23 gennaio 2020.[12]

Accoglienza

Critica

Sull'aggregatore di recensioni online Rotten Tomatoes, il film ha una percentuale di gradimento da parte della critica del 93%, basata su 84 recensioni, con un voto in media dell'8 e mezzo,[13] mentre su Metacritic ha un punteggio medio di 80 su 100, basato sulle recensioni di 40 critici.[14]
Diversi critici cinematografici, tra cui Peter Travers di Rolling Stone e Todd McCarthy dell'Hollywood Reporter, l'hanno inserito nelle loro liste dei migliori film dell'anno, rispettivamente al 6º e all'8º posto.[15][16]

Riconoscimenti

sabato 27 luglio 2019

Film e storia : EDISON - L'uomo che illuminò il mondo



it.wikipedia.org

Guerra delle correnti



La cosiddetta guerra delle correnti (elettriche) è stata una competizione economica di mercato del XIX secolo, per il controllo dell'allora crescente mercato mondiale dell'energia elettrica.

 

1880, il progetto di Edison

Fin dai primi tentativi di Benjamin Franklin o di Michael Faraday, alla tecnologia del telegrafo elettrico, le applicazioni dell'elettricità erano in continuo aumento. Dopo l'Esposizione Mondiale di Parigi del 1881 e la presentazione della lampada di Edison, i nuovi sistemi d'illuminazione elettrica acquisirono sempre maggiore importanza. Negli stessi anni vennero sviluppati motori elettrici facendo sì che l'elettricità fosse in grado di sostituire il vapore per far funzionare i motori e il peso di questa innovazione sembrò poter costituire una seconda rivoluzione industriale: nelle città europee e americane, le centrali elettriche si moltiplicarono, basate sul progetto di Pearl Street, la centrale elettrica che Edison fondò nel 1884 a New York. Fu la prima azienda elettrica commerciale a essere impiantata e anche se disponeva di spazi molto grandi, poteva produrre e distribuire elettricità solamente fino a circa 330 ha (3,3 km quadrati) di Manhattan.

Il sistema di distribuzione della corrente continua di Edison consisteva nel generare grandi impianti elettrici e l'utilizzo di grandi conduttori metallici, da cui i clienti assorbivano la corrente per la luce e per i motori. Il sistema operava con lo stesso livello di tensione attraverso tutto il circuito; per esempio, le lampadine di 100 volt del consumatore erano connesse a un generatore che erogava 110 volt, questo perché durante il tragitto vi era una caduta di tensione. Il livello di tensione erogata era stato deciso, per convenienza, in funzione della lampadine a incandescenza del tempo; i filamenti di carbonio, ad alta resistenza, all'interno delle lampadine erano state progettate, infatti, apposta per supportare 100 volt, e per provvedere un ottimo rapporto luminosità/costo così da poter essere competitivo rispetto alle vecchie luci a gas. Nel contempo si pensò che 100 volt non fosse pericoloso o fatale per l'incolumità umana.

 

Corrente continua e alternata

La domanda di elettricità presto condusse al desiderio di costruire centrali elettriche più grandi, e a porsi il problema del trasporto dell'energia su maggiori distanze. Inoltre, la rapida diffusione di motori elettrici industriali, provocò una forte domanda verso una tensione di esercizio diversa dai 110 V, allora utilizzati per l'illuminazione.
Il sistema di Edison, che utilizzava la corrente continua, era poco adeguato per rispondere a tale esigenza perché le tensioni prodotte erano basse per essere compatibili con l'uso diretto per l'illuminazione. Inoltre, il problema del trasporto era ancora più difficile, dato che la trasmissione interurbana di grandi quantità di corrente continua da 110 volt era molto costosa perché soffriva di enormi perdite per dissipazione, sotto forma di calore (v. sotto).

Nel 1886 George Westinghouse, un ricco imprenditore appena arrivato sul mercato elettrico – che aveva fatto fortuna nel settore meccanico partendo dall'invenzione del primo vero sistema frenante efficace e sicuro per il sistema ferroviario – fondò la Westinghouse Electric per competere con la General Electric di Edison. La Westinghouse Electric si basò sulle scoperte e le invenzioni brevettate da Nikola Tesla e Galileo Ferraris che avevano di fatto fondato l'intero impianto teorico relativo alla trasformazione e al trasporto efficace dell'energia elettrica su lunghe distanze. I due studiosi credevano nell'indiscussa superiorità della corrente alternata che consentiva di realizzare facilmente trasformatori in grado di aumentare o abbassare la tensione di rete. La loro convinzione era saldamente fondata sul fatto indiscutibile che le perdite nella trasmissione dell'elettricità dipendono dall'intensità della corrente che scorre nei conduttori e quindi, minimizzando la corrente trasportata, si diminuiscono le perdite sui cavi. Infatti la potenza trasmessa P è data dal prodotto della tensione V e dell'intensità di corrente I. Quindi se una linea di trasmissione deve trasportare una potenza P, elevando V la I sarà minore. D'altra parte la potenza dissipata nella linea di trasmissione, per la legge di Joule, è data da R (resistenza della linea) moltiplicata per il quadrato di I; quindi a una maggiore tensione V corrispondono minori perdite. 

Per questo motivo, a differenza della corrente continua, per la quale fino a pochi anni prima non esistevano metodi economici ed efficienti per alzare la V, era possibile trasportare corrente alternata per lunghe distanze, con pochissime dispersioni, alzandone la tensione semplicemente tramite un trasformatore; poi, prima di provvedere alla distribuzione diretta ai clienti, la tensione si faceva tornare a livelli sicuri, più bassi.
La chiara esemplificazione commerciale in Italia avvenne nel 1892 per egida di Galileo Ferraris e Carlo Sutermeister. La linea di trasporto si sviluppava tra Cossogno, Intra e Pallanza.

 

Westinghouse Electric contro General Electric

Edison fu impensierito dalla comparsa di quella che venne definita la "tecnologia Tesla", che minacciava i suoi interessi in un settore di sua creazione. Le due compagnie si affrontarono quindi in una battaglia di relazioni pubbliche, che i giornalisti definirono “guerra delle correnti”, volte a supportare la migliore qualità dei propri sistemi e imporli come tecnologia dominante.

L'azienda di Edison inventò una sedia elettrica a CA e folgorò cani e gatti e addirittura un elefante per dimostrare il pericolo maggiore rappresentato dalla stessa, ma Tesla si espose a una corrente alternata che attraversò il suo stesso corpo senza riportare alcun danno, oscurando momentaneamente la stessa fama di Edison.

Durante la Fiera Mondiale di Chicago del 1893, l'illuminazione fu affidata alla Westinghouse, che aveva presentato un preventivo pari alla metà di quello della compagnia concorrente, e Tesla ebbe l'opportunità di esporre i propri generatori e di esibire alternatori e motori a corrente alternata. Poco dopo, la Niagara Falls Power Company incaricò la Westinghouse dello sviluppo dei suoi sistemi di trasmissione.

 

Corrente continua o corrente alternata?

Alla fine del XIX secolo in Europa e negli Stati Uniti avvenne una grande disputa tra il sostenitore della corrente continua, Thomas Edison, e i sostenitori della corrente alternata, Nikola Tesla e George Westinghouse. Questa disputa fu poi definita come la “guerra delle correnti”. Il mondo industrializzato, all'indomani delle innumerevoli scoperte scientifiche riguardanti i fenomeni elettromagnetici, dovette scegliere a quale delle due tipologie di distribuzione elettrica affidare il futuro dell'industrializzazione globale, e la scelta ricadde inevitabilmente sulla corrente alternata per i motivi spiegati nel seguito.

Quando incominciò la distribuzione di energia elettrica, la corrente elettrica utilizzata era quella continua di Edison. Tutte le fabbriche degli Stati Uniti d'America utilizzavano, infatti, corrente continua. Per i dispositivi utilizzati all'epoca, come ad esempio i motori elettrici e le lampadine a incandescenza, la corrente continua risultava essere ideale, infatti essa poteva essere immagazzinata nelle batterie provvedendo così al fabbisogno del tempo. Quando per primo Edison incominciò la vendita di energia elettrica, non erano ancora disponibili motori a corrente alternata. Edison inventò inoltre un precursore del contatore (per poter calcolare la quantità di energia elettrica utilizzata dal consumatore), però solo a corrente continua.

La corrente alternata fu sviluppata, subito dopo, in Europa grazie alla collaborazione di alcuni scienziati inglesi, francesi e italiani. Uno dei maggiori sostenitori della corrente alternata nel Nord America fu George Westinghouse, il quale investì un'ingente somma di denaro per creare il primo sistema di distribuzione di corrente alternata e di trasformatori. Westinghouse, durante l'anno precedente, aveva comprato i diritti per i brevetti di Nikola Tesla, il quale nel 1888 incominciò poi a collaborare al progetto divenendo così l'icona della corrente alternata.

La rivalità tra Edison e Tesla ha radici ben più profonde rispetto alla vera questione economica che si venne a creare fra le compagnie come la Siemens che supportavano Tesla e la Edison Electric dell'omonimo scienziato. Edison non aveva una conoscenza approfondita di matematica e fisica e questo fece di lui un “brute-force experimenter”, Tesla, all'opposto, possedendo tali conoscenze poté intuire il grande potenziale della corrente alternata. Tesla aveva lavorato presso il laboratorio di Menlo Park per Edison, però egli fu sottostimato e non fu retribuito per il lavoro compiuto per migliorare l'inefficiente dinamo di Edison. Edison più tardi si pentì di non aver ascoltato il giovane Tesla e di non aver usato la corrente alternata per primo. 

La guerra delle correnti venne così personificata dallo scontro Tesla - Edison per la loro personale rivalità. Nonostante ciò, la guerra delle correnti andava ben oltre lo scontro personale dei due scienziati, essa coinvolgeva compagnie americane ed europee che avevano pesantemente investito in una delle due tipologie di corrente, sperando nel fallimento dei concorrenti.

 

L'evoluzione del progetto di espansione

Già negli impianti a corrente continua, per risparmiare sul costo del rame, si incominciò a utilizzare per la distribuzione elettrica della corrente tre fili (da non confondere con il sistema trifase della corrente alternata che è tutt'altra cosa) che portavano 3 tensioni distinte: uno +110 volt, il secondo 0 volt e il terzo -110 volt. Le lampadine da 100 volt poteva utilizzare la corrente con potenziale +110 volt o -110 volt invece il filo con 0 volt era il conduttore neutro, il quale trasportava solo la corrente non bilanciata tra le sorgenti positive e negative. 

Questo sistema a tre fili (non trifase) necessitava di meno conduttori di rame per trasportare una data quantità di energia elettrica, mantenendo però sempre un livello di tensione relativamente basso. Nonostante questa grande innovazione, rimaneva sempre il grande problema del calo di tensione che si veniva a creare sulle lunghe distanze, e che costringeva gli impianti di produzione elettrica a essere non più lontani di 1–2 km dall'utilizzatore. Una tensione molto elevata, inoltre, non poteva essere facilmente utilizzata con il sistema a corrente continua, perché non vi era un efficiente sistema, a basso costo, che permettesse la riduzione della differenza di potenziale dalla parte dell'utilizzatore (questo era possibile solo con trasformatori rotanti, poco efficienti e poco robusti).

Viceversa, nel sistema a corrente alternata, un trasformatore statico (quindi molto efficiente e robusto) poteva facilmente essere utilizzato per convertire l'alta tensione del sistema di erogazione alla tensione del consumatore. Le lampade e i motori potevano ancora facilmente utilizzare una corrente, conveniente, a bassa tensione. Il trasformatore permetteva infatti di trasmettere corrente elettrica a una tensione molto alta, moltiplicata di un fattore n alto a piacere rispetto a quella dell'utilizzatore. Basta considerare che la caduta di tensione sulla linea è pari a (rif. Dimensionamento delle linee elettriche):
∆V=RI=ρ∙(L/S)∙I
con:
∆V: caduta di tensione,
R: resistenza elettrica,
I: intensità di corrente,
ρ: resistività elettrica,
L: lunghezza della linea,
S: sezione del conduttore.

Questo comportava la possibilità di servire più consumatori da un'unica centrale elettrica con meno costi e più versatilità (si potevano rifornire contemporaneamente treni, lampadine, ecc.) utilizzando cabine di trasformazione secondarie per ogni utilizzatore.
La risposta di Edison alle limitazioni della corrente continua fu quella di creare energia il quanto più vicino possibile al consumatore e di installare conduttori più grandi per supportare la crescente domanda di energia elettrica; queste mosse però si rivelarono costose e impraticabili. Inoltre non potendo trasformare la tensione della corrente continua, Edison fu costretto a installare una seconda linea elettrica per fornire energia elettrica con diverse tensioni. Questo comportò l'utilizzo di più fili conduttori, più manutenzione, uno spreco di denaro e l'aumento dei pericoli nelle città.

La corrente alternata, invece, poteva essere trasmessa per lunghe distanze ad alta tensione, usando correnti basse, diminuendo così le perdite di energia, aumentando l'efficienza della trasmissione, infine utilizzando un trasformatore per fornire energia alle case e alle fabbriche. Quando Tesla introdusse generatori, trasformatori, motori, fili e luci per il sistema a corrente alternata, nel dicembre del 1887, fu chiaro che il futuro della distribuzione di corrente elettrica era quella della corrente alternata.

Ambedue le correnti (quella continua e alternata) però condividono un problema legato al trasporto della corrente elettrica nei fili conduttori. Questa problematica è legata alla resistenza generata dal reticolo cristallino. Questo fenomeno viene definito effetto Joule e si manifesta quando un conduttore metallico si riscalda a causa degli urti tra gli ioni positivi del reticolo cristallino e degli elettroni di conduzione liberi di muoversi nel filo conduttore.

Edison, per scoraggiare l'utilizzo della corrente alternata, ne mise in risalto la pericolosità ideando la sedia elettrica. Essa infatti sfrutta la corrente alternata; ne fu utilizzato un prototipo su di un'elefantessa causandone, come previsto, la morte. La sedia elettrica fu poi venduta allo Stato di New York e fu largamente usata in tutti gli Stati Uniti d'America.
Nel 1889, il primo impianto idroelettrico a corrente alternata, la Willamette Falls station, fu realizzato nello Stato dell'Oregon. Subito dopo incominciò la creazione di un secondo impianto idroelettrico sempre a corrente alternata, sulle cascate del Niagara. Tale impianto produce ancora una piccola parte dell'energia usata nella costa est dell'America del nord.

 

Conclusione

In conclusione, visti i grandi vantaggi della corrente alternata, essa è quella che viene maggiormente utilizzata ancora oggi. Molto interessante è ciò che è accaduto all'indomani della conversione quasi totale del mondo verso la corrente alternata. Edison, infatti, resosi conto del suo grande errore incominciò a investire somme esorbitanti di denaro nella corrente alternata, comprando così la quasi totalità degli impianti elettrici del nord America. Il monopolio della produzione della corrente elettrica da parte di Edison e della Edison Electric rese lo scienziato famosissimo, molto più del rivale.

Le perdite in CC sono elevate se la tensione è bassa, cosa che del resto vale anche in CA. La comodità e l'efficienza della CA sta nella possibilità di usare trasformatori, cioè un dispositivo ad altissima efficienza (oltre il 95%) per accrescere o diminuire la tensione a seconda delle applicazioni. Su lunghe tratte si aumenta la tensione per ridurre al minimo le perdite dovute alla lunghezza dei cavi e, con apposite centrali intermedie, si può anche accrescere la tensione per compensare la caduta. In rete urbana si abbassa poi la tensione, per renderla più adatta all'uso domestico e industriale (meno pericolosa, maggiore facilità di isolamento).

Fino a questo momento, lo svantaggio della CC è stato quello di non poter usare i trasformatori, ovvero di subire grandi perdite nella trasformazione da alta a bassa tensione (e viceversa). Nell'ex-URSS, dove il trasporto su lunghe tratte è sempre stato in CC, per aggirare il problema dell'eccessiva induttanza di linee molto lunghe senza centrali intermedie, si sopperisce ai limiti di efficienza della trasformazione della CC in CA alimentando motori in continua (alimentati dalle reti in CC) che muovono grandi alternatori che, a loro volta generano CA per gli usi locali, con perdite complessive un po' superiori a quelle dei trasformatori (che, al contrario degli alternatori, non hanno parti in movimento e quindi sono privi di perdite per attriti meccanici).

Oggi, la tecnologia della conversione elettronica dell'energia è arrivata a livelli di potenza ragguardevoli, si può quindi accrescere o diminuire anche la CC senza perdite e trasformare la stessa CC in CA senza alternatori, addirittura con un vantaggio in efficienza rispetto alla CA.
Nella CA esisterà sempre un limite che consiste nelle perdite per induttanza delle linee (reattanza), quindi, non si può salire come frequenza sopra i 50/60 Hz e servono centrali intermedie. Nei sistemi in CC ciascuna singola tratta di collegamento può avere maggiore lunghezza, dato che il trasporto avviene in CC e l'induttanza della linea ha un impatto trascurabile sulle perdite che sono solo ohmiche.
La conversione in CA si può oggi realizzare con generatori statici che lavorano a svariate centinaia di kHz, i cui trasformatori hanno un'efficienza addirittura superiore a quelli classici a 50 Hz.

sabato 25 maggio 2019

Film e storia : IL TRADITORE


 
 Il Traditore, il film di Marco Bellocchio, racconta il primo grande pentito di mafia, l'uomo che per primo consegnò le chiavi per avvicinarsi alla Piovra, cambiando così le sorti dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. Pierfrancesco Favino interpreta Tommaso Buscetta, il Boss dei due mondi, secondo una prospettiva inedita e mai studiata prima. All'inizio degli anni 80 è guerra tra le vecchie famiglie della mafia, Totò Riina e i Corleonesi. In palio c'è il controllo sul traffico di droga.
Alla festa di riconciliazione delle 'famiglie' Tommaso Buscetta sente il pericolo.
Decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi dai Corleonesi che si accaniranno su due dei suoi figli e il fratello rimasti in Sicilia, e lui stesso è braccato anche in Brasile.
Ma prima della mafia è la polizia brasiliana ad arrestarlo. Ora ci sarà l'estradizione e la morte sicura in Italia. Ma il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) gli offre un'alternativa: collaborare con la giustizia. Per il codice d'onore della mafia equivale a tradire.
Grazie alle sue rivelazioni viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati.
Le sentenze decimano la mafia, ma Totò Riina è ancora latitante.
La risposta è l'attentato a Falcone e alla sua scorta. Buscetta decide di fare nomi eccellenti della politica, è il testimone in numerosi processi e diventa sempre più popolare.
 
" Non sono i politici a comandare la Mafia ma viceversa".

" La Mafia non è solo crimine. Quello la polizia lo sa combattere bene. La Mafia è crimine, intelligenza e omertà".

Tommaso Buscetta nella deposizione del 1992 al processo (vedere video).
 
 
 
it.wikipedia.org

Tommaso Buscetta


Tommaso Buscetta, detto anche il boss dei due mondi[1] e don Masino[2] (Palermo, 13 luglio 1928New York, 2 aprile 2000), è stato un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, membro di Cosa nostra.
È stato un esponente di massimo livello all'interno di Cosa nostra e, dopo l'arresto, collaboratore di giustizia durante le inchieste coordinate dal magistrato Giovanni Falcone; le sue rivelazioni permisero una ricostruzione giudiziaria dell'organizzazione e della struttura mafiosa siciliana.

Biografia

 

Gioventù


Tommaso Buscetta, durante un processo nel 1983.


Nato a Palermo il 13 luglio del 1928, in una famiglia poverissima (madre casalinga, padre vetraio), ultimo di 17 figli, si sposò a diciassette anni nel 1945 con Melchiorra Cavallaro dalla quale ebbe quattro figli: Felicia (nata nel 1946), Benedetto (nato nel 1948), Domenico e Antonio. Benedetto e Antonio furono vittime della lupara bianca nel corso della seconda guerra di mafia. Durante la sua vita, Buscetta ebbe tre mogli e otto figli.
Durante l'adolescenza, iniziò una serie di attività illegali nel mercato nero, come il furto di generi alimentari e la falsificazione delle tessere per il razionamento della farina, diffuse durante il ventennio fascista. Questa attività lo rese abbastanza celebre a Palermo, dove nonostante la giovanissima età venne soprannominato Don Masino.

 

Anni quaranta e cinquanta

Nel 1945 Buscetta venne affiliato alla cosca mafiosa di Porta Nuova. Nel 1949 si trasferì in Argentina e poi in Brasile, dove aprì una vetreria: gli scarsi risultati economici del suo nuovo lavoro lo costrinsero, nel 1956, a tornare a Palermo, dove si associò a Angelo La Barbera e a Salvatore "Cicchiteddu" Greco insieme ai mafiosi Antonino Sorci, Pietro Davì e Gaetano Badalamenti, con cui si occupò del contrabbando di sigarette e stupefacenti[3], diventando un pericoloso killer e gregario specialmente alle dipendenze di La Barbera[4]. Nel 1958 venne arrestato per contrabbando di sigarette e associazione a delinquere nel corso di un'indagine condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti del corso Pascal Molinelli e del tangerino Salomon Gozal, indicati come i maggiori fornitori di sigarette e stupefacenti alle cosche siciliane; nel gennaio 1959 venne nuovamente arrestato per il contrabbando di due tonnellate di sigarette al largo di Crotone, da dove si andava a rifornire in territorio iugoslavo[5][6].

 

Anni sessanta

Nel 1962, in seguito allo scoppio della cosiddetta "prima guerra di mafia", Buscetta si schierò dalla parte di Angelo La Barbera ma in seguito passò al gruppo di Salvatore "Cicchiteddu" Greco, tenendosi tuttavia nell'ombra per timore di essere soppresso[3]. Nel 1963 La Barbera riuscì a sopravvivere a un agguato a Milano, venendo però arrestato mentre era ricoverato in un ospedale: la polizia, basandosi soprattutto su fonti confidenziali e ricostruzioni indiziarie, sospettò fortemente Buscetta e il suo associato Gerlando Alberti di essere gli autori dell'agguato[7] e lo indicò come il principale killer e sodale dei boss Pietro Torretta e Michele Cavataio, sospettandolo insieme a loro anche per la strage di Ciaculli, in cui morirono sette uomini delle forze dell'ordine[8]: negli anni successivi Buscetta ammetterà di avere accettato l'incarico di uccidere La Barbera ma un altro gruppo di fuoco mafioso lo anticipò compiendo l'agguato[9]; per quanto riguarda la strage di Ciaculli e gli altri omicidi della prima guerra di mafia, sostenne che erano imputabili soltanto a Michele Cavataio e non a lui per via della sua amicizia con Salvatore "Cicchiteddu" Greco[10].
In seguito alla strage di Ciaculli era ricercato dalle forze dell'ordine e quindi fuggì in Svizzera, Messico, Canada e infine negli Stati Uniti, dove aprì una pizzeria con un prestito della Famiglia Gambino[11]. Intanto nel dicembre 1968 Buscetta venne condannato in contumacia a dieci anni di carcere per associazione a delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia e, nello stesso processo, venne assolto per insufficienza di prove per le imputazioni riguardanti la strage di Ciaculli[10][12].

 

Anni settanta

Nel 1970 Buscetta soggiornò sotto falso nome a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme a Salvatore Greco per discutere sulla ricostruzione della "Commissione" e sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese[13][14]. Nello stesso periodo venne arrestato a Brooklyn e rilasciato subito dietro pagamento di una cauzione di 40.000 dollari[15][16]: dopo il rilascio, lasciò gli Stati Uniti e si trasferì in Brasile, da dove inviò eroina e cocaina in Nordamerica, creando in pochi anni un sistema di aerei per poterla trasportare e inoltre costituì una compagnia di tassisti per poter reinvestire il denaro frutto del traffico di stupefacenti[17] (Buscetta ha, però, sempre smentito con forza di aver mai trafficato droga in tutta la sua vita). Per dieci anni riuscì a eludere la legge, utilizzando false identità (Manuel López Cadena, Adalberto Barbieri e Paulo Roberto Felice), sottoponendosi anche a un'operazione di chirurgia plastica[1], e spostandosi da paese a paese, passando per gli Stati Uniti d'America, il Brasile e il Messico.
Arrestato dalla polizia brasiliana il 2 novembre del 1972 e successivamente estradato in Italia, venne rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone e condannato a dieci anni di reclusione, ridotti a otto in appello, per traffico di stupefacenti. Nel suo deposito blindato in Brasile, le autorità trovarono eroina pura per un valore di 25 miliardi di lire dell'epoca[18].

 

Anni ottanta

Trasferito nel carcere piemontese delle Nuove nel 1980, riuscì ad evadere quando gli venne concessa la semilibertà e si nascose nella villa dell'esattore Nino Salvo, sotto la protezione dei boss Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, che lo volevano convincere a schierarsi dalla loro parte per uccidere il loro avversario Salvatore Riina[19][20]. Tuttavia nel gennaio 1981 Buscetta preferì fare ritorno in Brasile per estraniarsi dalla vicenda e si sottopose a un nuovo intervento di chirurgia plastica oltre che a un intervento per modificare la voce[18].

Tommaso Buscetta il 15 luglio 1984 all'aeroporto di Roma.


Durante la seconda guerra di mafia, lo schieramento vincente dei Corleonesi, guidato da Riina, decise di eliminare Buscetta perché strettamente legato a Bontate, Inzerillo e Badalamenti; ma, a causa dell'impossibilità di eliminarlo perché si trovava in Brasile, attuarono vendette trasversali contro i suoi parenti: tra il 1982 e il 1984 i due figli di Buscetta scomparvero per non essere mai più ritrovati[21] e inoltre gli vennero uccisi un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti[21]. Alla fine della guerra i parenti morti saranno undici[22]. Dopo gli omicidi dei suoi familiari, Buscetta era intenzionato a uccidere il suo capofamiglia Pippo Calò, che aveva fatto causa comune con i Corleonesi, e per questo avviò una corrispondenza con il suo associato Gerlando Alberti (all'epoca detenuto) perché cercava appoggi per poter tornare a Palermo; però Alberti rimase vittima di un tentato omicidio in carcere e quindi il piano fallì[23].
Il 23 ottobre 1983 quaranta poliziotti circondarono la sua abitazione a San Paolo e lo arrestarono mentre era in compagnia di Leonardo Badalamenti, figlio del boss Gaetano[24]. A nulla valse un tentativo di corruzione operato dallo stesso Buscetta[18], che venne rinchiuso in prigione per alcuni omicidi collegati con lo spaccio di droga[18]. Nel 1984 i giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci si recarono da lui invitandolo a collaborare con la giustizia, ma inizialmente rifiutò. Lo Stato italiano ne chiese allora l'estradizione alle autorità brasiliane. Quando questa venne concessa[25], per evitarla, tentò il suicidio ingerendo della stricnina[26]. Salvato, arrivò in Italia dove decise di collaborare, cominciando a rivelare organigrammi e piani della mafia al giudice Falcone[27]. Viene per questo considerato uno dei primi collaboratori della storia, dopo Leonardo Vitale[28]. Egli non condivideva più quella che era la nuova Cosa nostra, poiché sosteneva che essa stessa aveva perso la sua identità[29].
Grazie alla sua collaborazione, i magistrati hanno capito e conosciuto il sistema di Cosa Nostra[30], alla base del quale vi erano i soldati scelti dalla famiglia, sopra di essi i capi decina, scelti dal capo della famiglia, sopra ancora vi erano i consiglieri e il sottocapo, e infine il capo famiglia. Tuttavia Buscetta rifiutò di parlare con il giudice Falcone dei legami politici di Cosa Nostra perché, secondo il suo parere, «lo Stato non era pronto» per dichiarazioni di quella portata e si dimostrò abbastanza generico su quell'argomento[31].
Nel 1984 venne estradato negli Stati Uniti ricevendo dal governo una nuova identità, la cittadinanza e la libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro Cosa nostra americana[32][33], testimoniando nel 1986 al Maxiprocesso di Palermo (scaturito dalle dichiarazioni rese a Falcone)[34] e nel processo "Pizza connection", che si svolse a New York e vide imputati Gaetano Badalamenti e altri mafiosi siculo-americani accusati di traffico di stupefacenti[35].

 

Anni novanta

Nell'estate del 1992, in seguito agli attentati in cui morirono Falcone e Borsellino, Buscetta iniziò a parlare con i magistrati dei legami politici di Cosa Nostra, accusando gli onorevoli Salvo Lima (ucciso qualche mese prima) e Giulio Andreotti di essere i principali referenti politici dell'organizzazione; in particolare riferì di aver conosciuto personalmente Lima fin dalla fine degli anni cinquanta e di averlo incontrato l'ultima volta nel 1980 durante la sua latitanza e riferì inoltre di aver saputo che l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli (1979) sarebbe stato compiuto nell'interesse di Giulio Andreotti[36][37]: per via di queste sue dichiarazioni fu uno dei principali testimoni dei processi a carico di Andreotti per associazione mafiosa e per l'omicidio Pecorelli[38]. Andreotti verrà assolto dall'accusa di aver commissionato l'assassinio di Pecorelli, mentre verrà accertata la sua connivenza con la mafia per fatti anteriori al 1980, prescritti al momento dell'emissione della sentenza. Nel marzo 1995 suo nipote Domenico venne ucciso dal boss Leoluca Bagarella, che tre mesi dopo sarebbe stato arrestato.
Dopo aver fatto parlare di sé per una crociera nel Mediterraneo[39], morì di cancro nel 2000 all'età di 71 anni[40], non prima di aver manifestato, in un libro-intervista di Saverio Lodato (ed. Mondadori, 1999), il suo disappunto per la mancata distruzione di Cosa Nostra da parte dello Stato italiano[41].

 

Vita privata

Buscetta si sposò tre volte e ebbe sei figli. Ad un certo punto fu sospeso dalla mafia per aver lasciato la sua prima moglie. L'adulterio era infatti considerato un grave reato. Durante un processo nel 1993 Salvatore Cancemi confessò a Buscetta di aver strangolato a morte due dei suoi figli, Buscetta lo perdonò, dicendo che sapeva che non avrebbe potuto rifiutare l'ordine.
In un'intervista con il giornalista Enzo Biagi, affermò di aver perso la verginità a otto anni con una prostituta che gli fece pagare solo una bottiglia di olio d'oliva. Disse anche che Luciano Liggio, contro ogni regola, fece affiliare Peppuccio Di Girolamo dentro la potentissima famiglia dei Piromalli in Calabria. Infatti, don Masino ebbe a lamentarsi in Commissione che Liggio aveva osato sottrargli un valoroso ragazzo appartenente al proprio territorio affiliandolo alla "ndrangheta".

Nella cultura di massa