INIZIO FILM : Un nero americano che aveva combattuto in Italia durante la seconda guerra mondiale nella divisione Buffalo, Sam Train,lavora presso un ufficio postale. Ad un certo punto arriva un cliente particolare. Si tratta del partigiano Rodolfo, un traditore che insieme ad altri portò i tedeschi al paese. Vedendolo lo riconosce e gli spara.
Alessandro Magno Re di Macedonia (Pella 356-Babilonia 323 a.C.). Figlio di Filippo II, fondatore della potenza macedone, e di Olimpiade, figlia di Neottolemo re d’Epiro. A. dal 343 ebbe come precettore Aristotele; è significativo che tra le sue letture un ruolo importante abbiano avuto l’Iliade e l’Odissea. Diede presto prova del suo valore militare e a soli sedici anni, mentre il padre si recava ad assediare Bisanzio, ebbe la reggenza in Macedonia. Nel 338 A. combatté a capo della cavalleria nella battaglia di Cheronea, nella quale i macedoni sconfissero i greci. Quando Filippo fu assassinato (336), A. salì al trono tra molte difficoltà, reagendo con abilità ai disegni dei congiurati e stroncando con la forza i suoi nemici. A. seppe raccogliere subito il favore di Antipatro e Parmenione, i due maggiori generali, e di tutti i giovani macedoni. Nel 335, soffocò una ribellione dei tebani e degli ateniesi, con il sostegno della Persia, e a Corinto si fece confermare dalla Lega ellenica comandante della spedizione già progettata da Filippo contro la Persia. Rivoltosi quindi contro i nemici interni, si sbarazzò di Attalo e di coloro che potevano rivendicare diritti al trono. Si volse allora contro i popoli vicini: sottomise i triballi e sconfisse il principe illirico Clito; distrusse Tebe in rivolta e ridusse in schiavitù la popolazione. Formata dunque con i greci sottomessi la Lega di Corinto, A. mosse guerra alla Persia, mettendo in pratica il progetto paterno. Nella primavera del 334 passò l’Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini tra cui 5000 cavalieri e una grande flotta di 160 navi. Lo sbarco avvenne facilmente e A. mosse l’esercito lungo la costa; uno scontro sul fiume Granico fu nettamente favorevole ai macedoni. L’Asia Minore cadde allora quasi senza resistere; solo l’opposizione di Mileto e di Alicarnasso richiese lunghi assedi ma alla fine queste piazzeforti persiane cedettero, lasciando A. padrone di tutta la Caria. Poi il re passò nella Licia e nella Panfilia e, attraverso la Pisidia, raggiunse Gordio nella Frigia; con nuove forze portategli da Parmenione, attraverso la Paflagonia e la Cappadocia, discese in Cilicia e giunse, senza incontrare resistenza, a Tarso dove si ammalò gravemente e fu per morire. Nei pressi, alle porte siriache, il re achemenide Dario III aveva frattanto preparato la resistenza: lasciato passare A. e venutogli improvvisamente alle spalle dalle pendici del monte Amano, cercò di chiuderlo in una morsa tra i monti e il mare. La battaglia di Isso che ne seguì (nov. 333) fu un’altra grande vittoria di A.; ora, pur potendo impadronirsi delle regioni interne dell’Asia, egli preferì assoggettare quelle costiere di Siria e Fenicia per togliere al nemico le sue basi navali. S’impadronì senza lotta di Arado, Biblo, Sidone; lunghi mesi richiese invece l’espugnazione di Tiro e poi di Gaza. Dopo A. si volse contro l’Egitto e la sua conquista fu facilissima poiché la regione mal sopportava la dominazione persiana. Nell’inverno 332-331 fondò Alessandria nella regione del Delta, indi si spinse sino all’oasi di Siwa a venerare il dio Ammone. Soffermatosi a Menfi per riorganizzare l’Egitto, tornò in Asia per la conquista definitiva della Persia: avanzò indisturbato sino all’Eufrate e al Tigri, si scontrò con le forze di Dario il 1° ott. 331 presso Gaugamela e le sconfisse definitivamente. Dario si diede alla fuga e A. fu proclamato re dell’Asia. Occupata Babilonia e poi Susa, A. passò nella Perside vera e propria e, impadronitosi di Persepoli, catturò gli immensi tesori della corte e, per sanzionare la sua vittoria, ordinò che il famoso palazzo dei re di Persia venisse incendiato e raso al suolo. Padrone ormai di tutto il regno persiano, A. ne conservò la divisione in satrapie alla cui testa pose ufficiali macedoni, ovvero principi indigeni assistiti da generali macedoni; i tributi restarono immutati, per gli indigeni, mentre le città greche ne furono esentate. Con l’intento di farsi accettare dai vinti e volendo apparire ai persiani nelle vesti non soltanto del conquistatore ma anche in quelle del pacificatore, A. sposò Rossane, figlia del sovrano della Battriana (antica regione dell’Asia centrale); ma questa decisione non fu bene accolta in Macedonia da una parte della classe dominante, che avrebbe voluto che il re sposasse una macedone. Un tentativo del generale Memnone di sollevare la Grecia contro i macedoni fallì con la morte di lui, come pure fallì a Megalopoli un’insurrezione guidata dal re spartano Agide III che vi perse la vita (331). Nell’autunno 330, il malcontento dei vecchi macedoni per le forme sempre più orientali del cerimoniale preteso da A. sfociò in una congiura: vi furono implicati, colpevoli o no, Parmenione e suo figlio Filota, che furono uccisi per ordine del re. Di altri incidenti tra A. e i macedoni furono vittime più tardi Clito e lo storico Callistene che era al seguito della spedizione. A. volle poi punire in maniera esemplare il satrapo Besso, che per fare cosa grata al vincitore aveva assassinato Dario: inseguì Besso attraverso varie regioni, che man mano sottometteva, e raggiuntolo, lo fece condannare a morte da una corte persiana, decretando per Dario un funerale grandioso e solenne. Poi riprese le sue conquiste in Battriana e Sogdiana (in larga parte corrispondenti agli od. Afghanistan settentr., Uzbekistan, Tagikistan), e da lì nella primavera del 327 allestì infine l’ultima spedizione, in India nordoccidentale. Mosse con un esercito di circa 40.000 uomini e vinse in battaglia il re Poro che fu fatto prigioniero sulle rive dell’Idaspe; fondò le colonie di Bucefala e di Nicea. Poi si spinse oltre per raggiungere il mare orientale, ma l’opposizione dell’esercito ormai stanco e i costi umani e materiali di tali conquiste lo costrinsero a un lungo e disastroso viaggio di ritorno che si concluse a Susa, capitale della Persia, nella primavera del 324. Obiettivo principale di A. divenne allora quello di consolidare il suo impero e instaurare buoni rapporti tra macedoni, greci e persiani; così, per favorire la fusione tra vincitori e vinti e dare al tempo stesso un esempio (come precedentemente aveva fatto sposando Rossane), sposò anche Statira, figlia di Dario, e Parisatide, figlia di Artaserse III, e fece anche unire 80 ufficiali macedoni a giovani persiane. L’impero era però tutt’altro che consolidato, e il re macedone dovette reprimere pericolose rivolte, nonché fronteggiare il crescente malcontento delle sue truppe che, orgogliose delle proprie tradizioni e dei propri costumi e contrariate dal fatto che A. conferisse alla propria persona di monarca caratteristiche divinizzanti di tipo asiatico, si ribellarono, provocando una dura repressione. All’apice del suo potere, mentre preparava una nuova spedizione verso l’Arabia, A. cadde vittima di una febbre maligna che lo portò alla morte il 13 giugno 323 in Babilonia. Morto a soli 33 anni e dopo 13 anni di regno al culmine della sua gloria, A. entrò subito nella leggenda come incarnazione dell’eroe temerario. Il grande re aveva lasciato ai posteri un’eredità fondata su due principali elementi. Il primo era quello di aver creato le condizioni per un’enorme espansione della cultura greca, così da porre le premesse per quella che è stata definita la civiltà ellenistica; nel contempo però la creazione di un grande impero macedone-greco-asiatico aveva posto le premesse perché si intensificassero i contatti tra culture diverse, contribuendo a formare una forte realtà culturale euroasiatica. Il secondo elemento era la difficoltà di governare questo impero, tanto esteso e segnato da così grandi diversità al suo interno. La conseguenza fu che i generali di A., i diadochi («successori»), si divisero l’impero, che trovò il suo assestamento con la creazione di tre regni principali: la Macedonia, l’Egitto e l’Asia. La successiva frammentazione dell’impero asiatico portò alla nascita di alcuni regni più piccoli, fra i quali quello di Pergamo. A questo assestamento pose fine la conquista romana tra il 2° e il 1° sec. a.C., conclusasi con la battaglia di Azio nel 31 a.C., che segnò la fine dell’indipendenza dell’Egitto.
356 a.C. Nasce a Pella in Macedonia
338 a.C. A capo della cavalleria sconfigge i greci nella battaglia di Cheronea
336 a.C. Il padre Filippo II viene assassinato
334 a.C. Sbarca in Asia con un esercito di 40.000 uomini e 160 navi
333 a.C. Sconfigge il re achemenide Dario III nella battaglia di Isso
331 a.C. Sconfigge i persiani a Guagamela conquistando le maggiori città del loro impero
327 a.C. Invade il subcontinente indiano
324 a.C. Rientra a Susa
323 a.C. Muore a Babilonia, vittima di una febbre maligna
Questo film mi ha fatto ritornare in mente mio nonno (vedere relativo articolo di questo blog MIO NONNO EROE DELLA GRANDE GUERRA). L'orribile vita di trincea e l'orrore di ogni giorno. Trailer del film in fondo all'articolo.
Trama
Nel 1917, durante la prima guerra mondiale,
due giovani soldati britannici stanziati nel nord della Francia vengono
incaricati di consegnare un dispaccio che avverte di un imminente
attacco a sorpresa dell'esercito tedesco ritiratosi oltre la Linea Hindenburg.
Per salvare le vite di oltre 1600 commilitoni, tra cui il fratello di
uno di loro, i due cominciano una solitaria corsa contro il tempo
attraverso il fronte occidentale, avventurandosi in territorio nemico.
Produzione
Per il film, Sam Mendes
si è ispirato ai racconti di guerra di suo nonno Alfred Hubert Mendes,
che aveva combattuto per due anni sul fronte francese servendo nella 1st Rifle Brigade.[1][2] Per la stesura della sceneggiatura ha collaborato con la sceneggiatrice scozzese Krysty Wilson-Cairns,
secondo cui la sfida posta dal film è stata quella di creare una storia
che, pur svolgendosi in tempo reale, nella sua durata avesse un inizio,
uno svolgimento e una fine e non si spostasse mai dai protagonisti,
senza mettere troppo alla prova la sospensione dell'incredulità del pubblico.[3]
Riprese
Le riprese del film sono cominciate nell'aprile del 2019 e si sono tenute nel Regno Unito, specificamente nel Wiltshire, a Govan, nella riserva naturale di Hankley Common e agli Shepperton Studios.[4][5][6][7] Il film è stato girato da Mendes e il direttore della fotografia Roger Deakins in diversi piani sequenza, e poi montato per apparire come un unico piano sequenza ininterrotto dall'inizio alla fine.[8][9] Il regista ha provato per sei mesi assieme al cast e alla troupe prima delle riprese.[3]
Distribuzione
L'anteprima del film si è tenuta a Londra il 4 dicembre 2019 ad un evento di beneficenza, in presenza della famiglia reale inglese.[10] Il film è stato inizialmente distribuito solo nelle sale cinematografiche statunitensi da Universal Pictures a partire dal 25 dicembre 2019 in distribuzione limitata. Successivamente è stato esteso partendo dalle sale del Regno Unito dal 10 gennaio 2020.[11] In Italia, sarà distribuito da 01 Distribution a partire dal 23 gennaio 2020.[12]
Accoglienza
Critica
Sull'aggregatore di recensioni online Rotten Tomatoes,
il film ha una percentuale di gradimento da parte della critica del
93%, basata su 84 recensioni, con un voto in media dell'8 e mezzo,[13] mentre su Metacritic ha un punteggio medio di 80 su 100, basato sulle recensioni di 40 critici.[14] Diversi critici cinematografici, tra cui Peter Travers di Rolling Stone e Todd McCarthy dell'Hollywood Reporter, l'hanno inserito nelle loro liste dei migliori film dell'anno, rispettivamente al 6º e all'8º posto.[15][16]
La cosiddetta guerra delle correnti (elettriche) è stata una competizione economica di mercato del XIX secolo, per il controllo dell'allora crescente mercato mondiale dell'energia elettrica.
1880, il progetto di Edison
Fin dai primi tentativi di Benjamin Franklin o di Michael Faraday, alla tecnologia del telegrafo elettrico, le applicazioni dell'elettricità erano in continuo aumento. Dopo l'Esposizione Mondiale di Parigi del 1881 e la presentazione della lampada di Edison,
i nuovi sistemi d'illuminazione elettrica acquisirono sempre maggiore
importanza. Negli stessi anni vennero sviluppati motori elettrici
facendo sì che l'elettricità fosse in grado di sostituire il vapore per far funzionare i motori e il peso di questa innovazione sembrò poter costituire una seconda rivoluzione industriale: nelle città europee e americane, le centrali elettriche si moltiplicarono, basate sul progetto di Pearl Street, la centrale elettrica che Edison fondò nel 1884 a New York.
Fu la prima azienda elettrica commerciale a essere impiantata e anche
se disponeva di spazi molto grandi, poteva produrre e distribuire
elettricità solamente fino a circa 330 ha (3,3 km quadrati) di Manhattan.
Il sistema di distribuzione della corrente continua di Edison
consisteva nel generare grandi impianti elettrici e l'utilizzo di grandi
conduttori metallici, da cui i clienti assorbivano la corrente per la
luce e per i motori. Il sistema operava con lo stesso livello di
tensione attraverso tutto il circuito; per esempio, le lampadine di 100
volt del consumatore erano connesse a un generatore che erogava 110
volt, questo perché durante il tragitto vi era una caduta di tensione.
Il livello di tensione erogata era stato deciso, per convenienza, in
funzione della lampadine a incandescenza del tempo; i filamenti di
carbonio, ad alta resistenza, all'interno delle lampadine erano state
progettate, infatti, apposta per supportare 100 volt, e per provvedere
un ottimo rapporto luminosità/costo così da poter essere competitivo
rispetto alle vecchie luci a gas. Nel contempo si pensò che 100 volt non
fosse pericoloso o fatale per l'incolumità umana.
Corrente continua e alternata
La domanda di elettricità
presto condusse al desiderio di costruire centrali elettriche più
grandi, e a porsi il problema del trasporto dell'energia su maggiori
distanze. Inoltre, la rapida diffusione di motori elettriciindustriali, provocò una forte domanda verso una tensione di esercizio diversa dai 110 V, allora utilizzati per l'illuminazione.
Il sistema di Edison, che utilizzava la corrente continua,
era poco adeguato per rispondere a tale esigenza perché le tensioni
prodotte erano basse per essere compatibili con l'uso diretto per
l'illuminazione. Inoltre, il problema del trasporto era ancora più
difficile, dato che la trasmissione interurbana di grandi quantità di
corrente continua da 110 volt era molto costosa perché soffriva di
enormi perdite per dissipazione, sotto forma di calore (v. sotto).
Nel 1886George Westinghouse, un ricco imprenditore
appena arrivato sul mercato elettrico – che aveva fatto fortuna nel
settore meccanico partendo dall'invenzione del primo vero sistema
frenante efficace e sicuro per il sistema ferroviario – fondò la
Westinghouse Electric per competere con la General Electric di Edison. La Westinghouse Electric si basò sulle scoperte e le invenzioni brevettate da Nikola Tesla e Galileo Ferraris
che avevano di fatto fondato l'intero impianto teorico relativo alla
trasformazione e al trasporto efficace dell'energia elettrica su lunghe
distanze. I due studiosi credevano nell'indiscussa superiorità della corrente alternata
che consentiva di realizzare facilmente trasformatori in grado di
aumentare o abbassare la tensione di rete. La loro convinzione era
saldamente fondata sul fatto indiscutibile che le perdite nella
trasmissione dell'elettricità dipendono dall'intensità della corrente
che scorre nei conduttori e quindi, minimizzando la corrente
trasportata, si diminuiscono le perdite sui cavi. Infatti la potenza
trasmessa P è data dal prodotto della tensione V e dell'intensità di
corrente I. Quindi se una linea di trasmissione deve trasportare una
potenza P, elevando V la I sarà minore. D'altra parte la potenza
dissipata nella linea di trasmissione, per la legge di Joule, è data da R
(resistenza della linea) moltiplicata per il quadrato di I; quindi a
una maggiore tensione V corrispondono minori perdite.
Per questo motivo,
a differenza della corrente continua, per la quale fino a pochi anni
prima non esistevano metodi economici ed efficienti per alzare la V, era
possibile trasportare corrente alternata per lunghe distanze, con
pochissime dispersioni, alzandone la tensione semplicemente tramite un trasformatore; poi, prima di provvedere alla distribuzione diretta ai clienti, la tensione si faceva tornare a livelli sicuri, più bassi.
La chiara esemplificazione commerciale in Italia avvenne nel 1892
per egida di Galileo Ferraris e Carlo Sutermeister. La linea di
trasporto si sviluppava tra Cossogno, Intra e Pallanza.
Westinghouse Electric contro General Electric
Edison
fu impensierito dalla comparsa di quella che venne definita la
"tecnologia Tesla", che minacciava i suoi interessi in un settore di sua
creazione. Le due compagnie si affrontarono quindi in una battaglia di relazioni pubbliche,
che i giornalisti definirono “guerra delle correnti”, volte a
supportare la migliore qualità dei propri sistemi e imporli come tecnologia dominante.
L'azienda di Edison inventò una sedia elettrica a CA
e folgorò cani e gatti e addirittura un elefante per dimostrare il
pericolo maggiore rappresentato dalla stessa, ma Tesla si espose a una
corrente alternata che attraversò il suo stesso corpo senza riportare
alcun danno, oscurando momentaneamente la stessa fama di Edison.
Durante la Fiera Mondiale di Chicago del 1893,
l'illuminazione fu affidata alla Westinghouse, che aveva presentato un
preventivo pari alla metà di quello della compagnia concorrente, e Tesla
ebbe l'opportunità di esporre i propri generatori e di esibire alternatori e motori a corrente alternata. Poco dopo, la Niagara Falls Power Company incaricò la Westinghouse dello sviluppo dei suoi sistemi di trasmissione.
Corrente continua o corrente alternata?
Alla fine del XIX secolo in Europa e negli Stati Uniti avvenne una
grande disputa tra il sostenitore della corrente continua, Thomas
Edison, e i sostenitori della corrente alternata, Nikola Tesla e George
Westinghouse. Questa disputa fu poi definita come la “guerra delle
correnti”. Il mondo industrializzato, all'indomani delle innumerevoli
scoperte scientifiche riguardanti i fenomeni elettromagnetici, dovette
scegliere a quale delle due tipologie di distribuzione elettrica
affidare il futuro dell'industrializzazione globale, e la scelta ricadde
inevitabilmente sulla corrente alternata per i motivi spiegati nel
seguito.
Quando incominciò la distribuzione di energia elettrica, la
corrente elettrica utilizzata era quella continua di Edison. Tutte le
fabbriche degli Stati Uniti d'America utilizzavano, infatti, corrente
continua. Per i dispositivi utilizzati all'epoca, come ad esempio i
motori elettrici e le lampadine a incandescenza, la corrente continua
risultava essere ideale, infatti essa poteva essere immagazzinata nelle
batterie provvedendo così al fabbisogno del tempo. Quando per primo
Edison incominciò la vendita di energia elettrica, non erano ancora
disponibili motori a corrente alternata. Edison inventò inoltre un
precursore del contatore (per poter calcolare la quantità di energia
elettrica utilizzata dal consumatore), però solo a corrente continua.
La corrente alternata fu sviluppata, subito dopo, in Europa
grazie alla collaborazione di alcuni scienziati inglesi, francesi e
italiani. Uno dei maggiori sostenitori della corrente alternata nel Nord
America fu George Westinghouse, il quale investì un'ingente somma di
denaro per creare il primo sistema di distribuzione di corrente
alternata e di trasformatori. Westinghouse, durante l'anno precedente,
aveva comprato i diritti per i brevetti di Nikola Tesla, il quale nel
1888 incominciò poi a collaborare al progetto divenendo così l'icona
della corrente alternata.
La rivalità tra Edison e Tesla ha radici ben più profonde
rispetto alla vera questione economica che si venne a creare fra le
compagnie come la Siemens che supportavano Tesla e la Edison Electric
dell'omonimo scienziato. Edison non aveva una conoscenza approfondita di
matematica e fisica e questo fece di lui un “brute-force experimenter”,
Tesla, all'opposto, possedendo tali conoscenze poté intuire il grande
potenziale della corrente alternata. Tesla aveva lavorato presso il
laboratorio di Menlo Park
per Edison, però egli fu sottostimato e non fu retribuito per il lavoro
compiuto per migliorare l'inefficiente dinamo di Edison. Edison più
tardi si pentì di non aver ascoltato il giovane Tesla e di non aver
usato la corrente alternata per primo.
La guerra delle correnti venne
così personificata dallo scontro Tesla - Edison per la loro
personale rivalità. Nonostante ciò, la guerra delle correnti andava ben
oltre lo scontro personale dei due scienziati, essa coinvolgeva
compagnie americane ed europee che avevano pesantemente investito in una
delle due tipologie di corrente, sperando nel fallimento dei
concorrenti.
L'evoluzione del progetto di espansione
Già negli impianti a corrente continua, per risparmiare sul costo del
rame, si incominciò a utilizzare per la distribuzione elettrica della
corrente tre fili (da non confondere con il sistema trifase della
corrente alternata che è tutt'altra cosa) che portavano 3 tensioni
distinte: uno +110 volt, il secondo 0 volt e il terzo -110 volt. Le
lampadine da 100 volt poteva utilizzare la corrente con potenziale +110
volt o -110 volt invece il filo con 0 volt era il conduttore neutro, il
quale trasportava solo la corrente non bilanciata tra le sorgenti
positive e negative.
Questo sistema a tre fili (non trifase) necessitava
di meno conduttori di rame per trasportare una data quantità di energia
elettrica, mantenendo però sempre un livello di tensione relativamente
basso. Nonostante questa grande innovazione, rimaneva sempre il grande
problema del calo di tensione che si veniva a creare sulle lunghe
distanze, e che costringeva gli impianti di produzione elettrica a
essere non più lontani di 1–2 km dall'utilizzatore. Una tensione molto
elevata, inoltre, non poteva essere facilmente utilizzata con il sistema
a corrente continua, perché non vi era un efficiente sistema, a basso
costo, che permettesse la riduzione della differenza di potenziale dalla
parte dell'utilizzatore (questo era possibile solo con trasformatori
rotanti, poco efficienti e poco robusti).
Viceversa, nel sistema a corrente alternata, un trasformatore
statico (quindi molto efficiente e robusto) poteva facilmente essere
utilizzato per convertire l'alta tensione del sistema di erogazione alla
tensione del consumatore. Le lampade e i motori potevano ancora
facilmente utilizzare una corrente, conveniente, a bassa tensione. Il
trasformatore permetteva infatti di trasmettere corrente elettrica a una
tensione molto alta, moltiplicata di un fattore n alto a piacere
rispetto a quella dell'utilizzatore. Basta considerare che la caduta di
tensione sulla linea è pari a (rif. Dimensionamento delle linee elettriche):
Questo comportava la possibilità di servire più consumatori da
un'unica centrale elettrica con meno costi e più versatilità (si
potevano rifornire contemporaneamente treni, lampadine, ecc.)
utilizzando cabine di trasformazione secondarie per ogni utilizzatore.
La risposta di Edison alle limitazioni della corrente continua fu
quella di creare energia il quanto più vicino possibile al consumatore e
di installare conduttori più grandi per supportare la crescente domanda
di energia elettrica; queste mosse però si rivelarono costose e
impraticabili. Inoltre non potendo trasformare la tensione della
corrente continua, Edison fu costretto a installare una seconda linea
elettrica per fornire energia elettrica con diverse tensioni. Questo
comportò l'utilizzo di più fili conduttori, più manutenzione, uno spreco
di denaro e l'aumento dei pericoli nelle città.
La corrente alternata, invece, poteva essere trasmessa per lunghe
distanze ad alta tensione, usando correnti basse, diminuendo così le
perdite di energia, aumentando l'efficienza della trasmissione, infine
utilizzando un trasformatore per fornire energia alle case e alle
fabbriche. Quando Tesla introdusse generatori, trasformatori, motori,
fili e luci per il sistema a corrente alternata, nel dicembre del 1887,
fu chiaro che il futuro della distribuzione di corrente elettrica era
quella della corrente alternata.
Ambedue le correnti (quella continua e alternata) però
condividono un problema legato al trasporto della corrente elettrica nei
fili conduttori. Questa problematica è legata alla resistenza generata
dal reticolo cristallino. Questo fenomeno viene definito effetto Joule e
si manifesta quando un conduttore metallico si riscalda a causa degli
urti tra gli ioni positivi del reticolo cristallino e degli elettroni di
conduzione liberi di muoversi nel filo conduttore.
Edison, per scoraggiare l'utilizzo della corrente alternata, ne
mise in risalto la pericolosità ideando la sedia elettrica. Essa infatti
sfrutta la corrente alternata; ne fu utilizzato un prototipo su di
un'elefantessa causandone, come previsto, la morte. La sedia elettrica
fu poi venduta allo Stato di New York e fu largamente usata in tutti gli
Stati Uniti d'America.
Nel 1889, il primo impianto idroelettrico a corrente alternata,
la Willamette Falls station, fu realizzato nello Stato dell'Oregon.
Subito dopo incominciò la creazione di un secondo impianto idroelettrico
sempre a corrente alternata, sulle cascate del Niagara. Tale impianto produce ancora una piccola parte dell'energia usata nella costa est dell'America del nord.
Conclusione
In conclusione, visti i grandi vantaggi della corrente alternata,
essa è quella che viene maggiormente utilizzata ancora oggi. Molto
interessante è ciò che è accaduto all'indomani della conversione quasi
totale del mondo verso la corrente alternata. Edison, infatti, resosi
conto del suo grande errore incominciò a investire somme esorbitanti di
denaro nella corrente alternata, comprando così la quasi totalità degli
impianti elettrici del nord America. Il monopolio della produzione della
corrente elettrica da parte di Edison e della Edison Electric rese lo
scienziato famosissimo, molto più del rivale.
Le perdite in CC sono elevate se la tensione è bassa, cosa che
del resto vale anche in CA. La comodità e l'efficienza della CA sta
nella possibilità di usare trasformatori, cioè un dispositivo ad
altissima efficienza (oltre il 95%) per accrescere o diminuire la
tensione a seconda delle applicazioni. Su lunghe tratte si aumenta la
tensione per ridurre al minimo le perdite dovute alla lunghezza dei cavi
e, con apposite centrali intermedie, si può anche accrescere la
tensione per compensare la caduta. In rete urbana si abbassa poi la
tensione, per renderla più adatta all'uso domestico e industriale (meno
pericolosa, maggiore facilità di isolamento).
Fino a questo momento, lo svantaggio della CC è stato quello di
non poter usare i trasformatori, ovvero di subire grandi perdite nella
trasformazione da alta a bassa tensione (e viceversa). Nell'ex-URSS,
dove il trasporto su lunghe tratte è sempre stato in CC, per aggirare
il problema dell'eccessiva induttanza di linee molto lunghe senza
centrali intermedie, si sopperisce ai limiti di efficienza della
trasformazione della CC in CA alimentando motori in continua (alimentati
dalle reti in CC) che muovono grandi alternatori che, a loro volta
generano CA per gli usi locali, con perdite complessive un po' superiori
a quelle dei trasformatori (che, al contrario degli alternatori, non
hanno parti in movimento e quindi sono privi di perdite per attriti
meccanici).
Oggi, la tecnologia della conversione elettronica dell'energia è
arrivata a livelli di potenza ragguardevoli, si può quindi accrescere o
diminuire anche la CC senza perdite e trasformare la stessa CC in CA
senza alternatori, addirittura con un vantaggio in efficienza rispetto
alla CA.
Nella CA esisterà sempre un limite che consiste nelle perdite per induttanza delle linee (reattanza),
quindi, non si può salire come frequenza sopra i 50/60 Hz e servono
centrali intermedie. Nei sistemi in CC ciascuna singola tratta di
collegamento può avere maggiore lunghezza, dato che il trasporto avviene
in CC e l'induttanza della linea ha un impatto trascurabile sulle
perdite che sono solo ohmiche.
La conversione in CA si può oggi realizzare con generatori
statici che lavorano a svariate centinaia di kHz, i cui trasformatori
hanno un'efficienza addirittura superiore a quelli classici a 50 Hz.
Il Traditore, il film di Marco Bellocchio,
racconta il primo grande pentito di mafia, l'uomo che per primo
consegnò le chiavi per avvicinarsi alla Piovra, cambiando così le sorti
dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. Pierfrancesco Favino interpreta Tommaso Buscetta, il Boss dei due mondi, secondo una prospettiva inedita e mai studiata prima.
All'inizio degli anni 80 è guerra tra le vecchie famiglie della mafia,
Totò Riina e i Corleonesi. In palio c'è il controllo sul traffico di
droga.
Alla festa di riconciliazione delle 'famiglie' Tommaso Buscetta sente il pericolo.
Decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi
dai Corleonesi che si accaniranno su due dei suoi figli e il fratello
rimasti in Sicilia, e lui stesso è braccato anche in Brasile.
Ma prima della mafia è la polizia brasiliana ad arrestarlo. Ora ci sarà l'estradizione e la morte sicura in Italia. Ma il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) gli offre un'alternativa: collaborare con la giustizia. Per il codice d'onore della mafia equivale a tradire.
Grazie alle sue rivelazioni viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati.
Le sentenze decimano la mafia, ma Totò Riina è ancora latitante.
La risposta è l'attentato a Falcone e alla sua scorta. Buscetta decide
di fare nomi eccellenti della politica, è il testimone in numerosi
processi e diventa sempre più popolare.
" Non sono i politici a comandare la Mafia ma viceversa".
" La Mafia non è solo crimine. Quello la polizia lo sa combattere bene. La Mafia è crimine, intelligenza e omertà".
Tommaso Buscetta nella deposizione del 1992 al processo (vedere video).
Nato a Palermo il 13 luglio del 1928, in una famiglia poverissima (madre casalinga, padre vetraio), ultimo di 17 figli, si sposò a diciassette anni nel 1945 con Melchiorra Cavallaro dalla quale ebbe quattro figli: Felicia (nata nel 1946), Benedetto (nato nel 1948), Domenico e Antonio. Benedetto e Antonio furono vittime della lupara bianca nel corso della seconda guerra di mafia. Durante la sua vita, Buscetta ebbe tre mogli e otto figli.
Durante l'adolescenza, iniziò una serie di attività illegali nel mercato nero, come il furto di generi alimentari e la falsificazione delle tessere per il razionamento della farina, diffuse durante il ventennio fascista. Questa attività lo rese abbastanza celebre a Palermo, dove nonostante la giovanissima età venne soprannominato Don Masino.
Nel 1962, in seguito allo scoppio della cosiddetta "prima guerra di mafia", Buscetta si schierò dalla parte di Angelo La Barbera ma in seguito passò al gruppo di Salvatore "Cicchiteddu" Greco, tenendosi tuttavia nell'ombra per timore di essere soppresso[3]. Nel 1963 La Barbera riuscì a sopravvivere a un agguato a Milano, venendo però arrestato mentre era ricoverato in un ospedale: la polizia, basandosi soprattutto su fonti confidenziali e ricostruzioni indiziarie, sospettò fortemente Buscetta e il suo associato Gerlando Alberti di essere gli autori dell'agguato[7] e lo indicò come il principale killer e sodale dei boss Pietro Torretta e Michele Cavataio, sospettandolo insieme a loro anche per la strage di Ciaculli, in cui morirono sette uomini delle forze dell'ordine[8]:
negli anni successivi Buscetta ammetterà di avere accettato l'incarico
di uccidere La Barbera ma un altro gruppo di fuoco mafioso lo anticipò
compiendo l'agguato[9]; per quanto riguarda la strage di Ciaculli e gli altri omicidi della prima guerra di mafia, sostenne che erano imputabili soltanto a Michele Cavataio e non a lui per via della sua amicizia con Salvatore "Cicchiteddu" Greco[10].
In seguito alla strage di Ciaculli era ricercato dalle forze dell'ordine e quindi fuggì in Svizzera, Messico, Canada e infine negli Stati Uniti, dove aprì una pizzeria con un prestito della Famiglia Gambino[11]. Intanto nel dicembre 1968 Buscetta venne condannato in contumacia a dieci anni di carcere per associazione a delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia e, nello stesso processo, venne assolto per insufficienza di prove per le imputazioni riguardanti la strage di Ciaculli[10][12].
Anni settanta
Nel 1970 Buscetta soggiornò sotto falso nome a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme a Salvatore Greco per discutere sulla ricostruzione della "Commissione" e sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese[13][14]. Nello stesso periodo venne arrestato a Brooklyn e rilasciato subito dietro pagamento di una cauzione di 40.000 dollari[15][16]: dopo il rilascio, lasciò gli Stati Uniti e si trasferì in Brasile, da dove inviò eroina e cocaina in Nordamerica,
creando in pochi anni un sistema di aerei per poterla trasportare e
inoltre costituì una compagnia di tassisti per poter reinvestire il
denaro frutto del traffico di stupefacenti[17]
(Buscetta ha, però, sempre smentito con forza di aver mai trafficato
droga in tutta la sua vita). Per dieci anni riuscì a eludere la legge,
utilizzando false identità (Manuel López Cadena, Adalberto Barbieri e Paulo Roberto Felice), sottoponendosi anche a un'operazione di chirurgia plastica[1], e spostandosi da paese a paese, passando per gli Stati Uniti d'America, il Brasile e il Messico.
Arrestato dalla polizia brasiliana il 2 novembre del 1972 e successivamente estradato in Italia, venne rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone e condannato a dieci anni di reclusione, ridotti a otto in appello, per traffico di stupefacenti. Nel suo deposito blindato in Brasile, le autorità trovarono eroina pura per un valore di 25 miliardi di lire dell'epoca[18].
Anni ottanta
Trasferito nel carcere piemontese delle Nuove nel 1980, riuscì ad evadere quando gli venne concessa la semilibertà e si nascose nella villa dell'esattore Nino Salvo, sotto la protezione dei bossStefano Bontate e Salvatore Inzerillo, che lo volevano convincere a schierarsi dalla loro parte per uccidere il loro avversario Salvatore Riina[19][20]. Tuttavia nel gennaio 1981
Buscetta preferì fare ritorno in Brasile per estraniarsi dalla vicenda e
si sottopose a un nuovo intervento di chirurgia plastica oltre che a un
intervento per modificare la voce[18].
Tommaso Buscetta il 15 luglio 1984 all'aeroporto di Roma.
Durante la seconda guerra di mafia, lo schieramento vincente dei Corleonesi,
guidato da Riina, decise di eliminare Buscetta perché strettamente
legato a Bontate, Inzerillo e Badalamenti; ma, a causa
dell'impossibilità di eliminarlo perché si trovava in Brasile, attuarono
vendette trasversali contro i suoi parenti: tra il 1982 e il 1984 i due figli di Buscetta scomparvero per non essere mai più ritrovati[21] e inoltre gli vennero uccisi un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti[21]. Alla fine della guerra i parenti morti saranno undici[22]. Dopo gli omicidi dei suoi familiari, Buscetta era intenzionato a uccidere il suo capofamiglia Pippo Calò, che aveva fatto causa comune con i Corleonesi, e per questo avviò una corrispondenza con il suo associato Gerlando Alberti (all'epoca detenuto) perché cercava appoggi per poter tornare a Palermo; però Alberti rimase vittima di un tentato omicidio in carcere e quindi il piano fallì[23].
Il 23 ottobre 1983 quaranta poliziotti circondarono la sua abitazione a San Paolo e lo arrestarono mentre era in compagnia di Leonardo Badalamenti, figlio del bossGaetano[24]. A nulla valse un tentativo di corruzione operato dallo stesso Buscetta[18], che venne rinchiuso in prigione per alcuni omicidi collegati con lo spaccio di droga[18]. Nel 1984 i giudici Giovanni Falcone
e Vincenzo Geraci si recarono da lui invitandolo a collaborare con la
giustizia, ma inizialmente rifiutò. Lo Stato italiano ne chiese allora
l'estradizione alle autorità brasiliane. Quando questa venne concessa[25], per evitarla, tentò il suicidio ingerendo della stricnina[26]. Salvato, arrivò in Italia dove decise di collaborare, cominciando a rivelare organigrammi e piani della mafia al giudice Falcone[27]. Viene per questo considerato uno dei primi collaboratoridella storia, dopo Leonardo Vitale[28]. Egli non condivideva più quella che era la nuova Cosa nostra, poiché sosteneva che essa stessa aveva perso la sua identità[29].
Grazie alla sua collaborazione, i magistrati hanno capito e conosciuto il sistema di Cosa Nostra[30],
alla base del quale vi erano i soldati scelti dalla famiglia, sopra di
essi i capi decina, scelti dal capo della famiglia, sopra ancora vi
erano i consiglieri e il sottocapo, e infine il capo famiglia. Tuttavia
Buscetta rifiutò di parlare con il giudice Falcone dei legami politici
di Cosa Nostra perché, secondo il suo parere, «lo Stato non era pronto»
per dichiarazioni di quella portata e si dimostrò abbastanza generico su
quell'argomento[31].
Nel 1984 venne estradato negli Stati Uniti ricevendo dal governo una nuova identità, la cittadinanza e la libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro Cosa nostra americana[32][33], testimoniando nel 1986 al Maxiprocesso di Palermo (scaturito dalle dichiarazioni rese a Falcone)[34] e nel processo "Pizza connection", che si svolse a New York e vide imputati Gaetano Badalamenti e altri mafiosi siculo-americani accusati di traffico di stupefacenti[35].
Anni novanta
Nell'estate del 1992,
in seguito agli attentati in cui morirono Falcone e Borsellino,
Buscetta iniziò a parlare con i magistrati dei legami politici di Cosa
Nostra, accusando gli onorevoli Salvo Lima (ucciso qualche mese prima) e Giulio Andreotti
di essere i principali referenti politici dell'organizzazione; in
particolare riferì di aver conosciuto personalmente Lima fin dalla fine
degli anni cinquanta e di averlo incontrato l'ultima volta nel 1980 durante la sua latitanza e riferì inoltre di aver saputo che l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli (1979) sarebbe stato compiuto nell'interesse di Giulio Andreotti[36][37]: per via di queste sue dichiarazioni fu uno dei principali testimoni dei processi a carico di Andreotti per associazione mafiosa e per l'omicidio Pecorelli[38].
Andreotti verrà assolto dall'accusa di aver commissionato l'assassinio
di Pecorelli, mentre verrà accertata la sua connivenza con la mafia per
fatti anteriori al 1980, prescritti al momento dell'emissione della sentenza. Nel marzo 1995 suo nipote Domenico venne ucciso dal boss Leoluca Bagarella, che tre mesi dopo sarebbe stato arrestato.
Dopo aver fatto parlare di sé per una crociera nel Mediterraneo[39], morì di cancro nel 2000 all'età di 71 anni[40], non prima di aver manifestato, in un libro-intervista di Saverio Lodato (ed. Mondadori, 1999), il suo disappunto per la mancata distruzione di Cosa Nostra da parte dello Stato italiano[41].
Vita privata
Buscetta si sposò tre volte e ebbe sei figli. Ad un certo punto fu
sospeso dalla mafia per aver lasciato la sua prima moglie. L'adulterio
era infatti considerato un grave reato. Durante un processo nel 1993Salvatore Cancemi
confessò a Buscetta di aver strangolato a morte due dei suoi figli,
Buscetta lo perdonò, dicendo che sapeva che non avrebbe potuto rifiutare
l'ordine.
In un'intervista con il giornalista Enzo Biagi,
affermò di aver perso la verginità a otto anni con una prostituta che
gli fece pagare solo una bottiglia di olio d'oliva. Disse anche che
Luciano Liggio, contro ogni regola, fece affiliare Peppuccio Di Girolamo
dentro la potentissima famiglia dei Piromalli in Calabria. Infatti, don
Masino ebbe a lamentarsi in Commissione che Liggio aveva osato
sottrargli un valoroso ragazzo appartenente al proprio territorio
affiliandolo alla "ndrangheta".